Il sonno è un bisogno primario per l’Uomo.
Un buon sonno (ristoratore e di durata sufficiente) è necessario per il benessere e per affrontare adeguatamente gli impegni della vita. La durata di un sonno “normale” non è fissa potendo variare anche molto da una persona all’altra.

Non esiste una “durata minima” del sonno ed ognuno di noi conosce persone che dormono pochissimo e stanno bene ed altre che se non dormono a lungo non si sentono in forma. Inoltre vi sono soggetti che amano andare a dormire presto alla sera (si definiscono “allodole”, perché poi al mattino si svegliano presto arzilli e pronti alle loro attività) ed altri che invece preferiscono andare a letto tardi (sono i “gufi” che alla sera sono lucidi ed attivi ed al mattino invece hanno bisogno di tempi più lunghi di risveglio). Ciò che è certo è che il tempo del sonno varia anche nel corso della vita: i bambini piccoli dormono moltissimo, di giorno e di notte, per poi passare intorno ai 3-4 anni a ridurre il sonno diurno a favore del sonno notturno che peraltro in molte persone, con l’avanzare dell’età, diventa sempre più breve. Gli studiosi hanno scoperto che il sonno non è una condizione passiva ed inerte, una sorta di “intervallo” tra le giornate in cui si svolgono le attività fisiche e mentali. Al contrario, sappiamo oggi che il cervello durante il sonno ha un’attività piuttosto intensa e svolge funzioni di particolare importanza per il mantenimento dell’equilibrio fisico, psichico e mentale della persona: il corpo riposa, ma le informazioni apprese vengono consolidate. Ciascuno di noi ha avuto modo di sperimentare su di sé che in mancanza di sonno non solo diminuiscono l’attenzione, la concentrazione e la memoria, ma si diventa più irritabili ed ansiosi. E in effetti sappiamo che la mancanza di sonno aumenta la probabilità di insorgenza della depressione, di problemi fisici (mal di testa, disturbi digestivi, e così via) e mentali (stanchezza, sonnolenza) con conseguenti problemi a scuola, in famiglia e sul lavoro. Interessante poi quanto si è scoperto nella donna in età fertile, in cui il sonno è di grande importanza anche per il mantenimento dell’equilibrio ormonale e della capacità riproduttiva.


l'INSONNIA.

Per insonnia si intende la compromissione della qualità del sonno che, se perdura, può provocare sonnolenza, irritabilità, ansia e difficoltà di concentrazione. Dormire male può essere per alcuni un problema passeggero, legato ad esempio alla preoccupazione per un impegno importante, un esame scolastico, un colloquio delicato di lavoro. In altri casi rappresenta invece un problema rilevante di salute, ossia una vera propria malattia. È comunque importante ricordare che un “buon” sonno non è legato tanto alla sua durata, bensì alla sua “qualità”. Sono veramente tante le persone che riferiscono di non dormire bene. Secondo alcune ricerche la metà circa della popolazione ha problemi di sonno, anche se le forme più gravi di insonnia sono fortunatamente meno frequenti. Di sicuro si sa che questo disturbo compare più spesso nelle donne e nelle persone in età avanzata ma è anche noto che tante, troppe persone cercano di affrontarlo da sole senza il consiglio di esperti, spesso peggiorando la situazione. Di sicuro la cosa peggiore è usare di propria iniziativa farmaci prescritti per un familiare o dati da un amico o assumere in modo scorretto farmaci prescritti dal Medico in altre circostanze. In altri casi, invece, non esiste una causa identificabile dell’insonnia: sono i casi che fino a poco tempo fa venivano definiti “insonnia primaria”, molto frequenti e frutto per lo più del perdurare di situazioni in grado di alterare il sonno, accoppiate a persistenti stati di ansia e di reazioni personali negative legate alla difficoltà di dormire. Una specie di “cane che si morde la coda” e che ha come risultato finale un disturbo del sonno che rischia di protrarsi a lungo e peggiorare nel tempo. L’insonnia, detto in altre parole, può essere considerata come il frutto dell’interazione tra “fattori predisponenti” (quelli che aumentano la probabilità di comparsa dell’insonnia), “fattori precipitanti” (quelli in grado di scatenare l’insonnia, ad esempio la perdita di una persona importante, un grave problema familiare o lavorativo o di salute) e “fattori cronicizzanti” che contribuiscono a far perdurare nel tempo o ad aggravare l’insonnia. Questi ultimi sono di grande importanza perché si tratta per lo più di abitudini nocive per il sonno che, volendo farlo, potrebbero essere corrette. I tipi di insonnia L’insonnia, però, non si manifesta in tutti allo stesso modo, in quanto ci sono persone che hanno difficoltà ad addormentarsi (cosiddetta insonnia iniziale), altre che si svegliano una o più volte nel cuore della notte e magari fanno fatica a riaddormentarsi (insonnia intermedia) ed altri infine che si svegliano con notevole anticipo rispetto a quanto si desidera (insonnia terminale). Si è già visto che la gravità dell’insonnia non si misura con il numero di ore dormite, quindi che meno ore si dormono e più l’insonnia è grave. L’insonnia deve preoccupare tanto di più quanto maggiore è il suo impatto negativo sulle attività quotidiane. Quando si decide di intervenire, bisogna quindi stare attenti a scegliere il prodotto da assumere in base all’intensità dell’insonnia ed alle sue conseguenze.

La sindrome delle apnee ostruttive del sonno
La diagnosi di Apnee Ostruttive nel Sonno (in inglese Obstructive Sleep Apnea, OSA) nell’adulto si pone in presenza di uno specifico esame strumentale notturno che registri almeno 15 apnee per ora di sonno (indice apnea-ipopnea, in inglese AHI, ossia Apnea-Hypopnea Index) indipendentemente da altri segni o sintomi o da condizioni mediche o psichiatriche, oppure almeno 5 apnee per ora ma associata a sintomi particolari (russamento, eccessiva sonnolenza diurna, fatica, insonnia, apnee osservate, disturbi respiratori notturni) o a condizioni quali ipertensione arteriosa, patologia coronarica, fibrillazione atriale, insufficienza cardiaca cronica, ictus, diabete, disfunzioni cognitive o disturbi dell’umore. Nei pazienti con OSA, a seconda della gravità della condizione (che dipende dalla durata dell’apnea e dalla conseguente riduzione dell’ossigenazione del sangue), il sonno risulta inoltre frammentato a causa di brevi risvegli parziali di cui il paziente in genere non è consapevole. La OSA ha importanti conseguenze di cui la più eclatante è la sonnolenza diurna con colpi di sonno più o meno frequenti (20%-30% circa dei soggetti con OSA). La ridotta qualità del sonno si associa poi ad alterazioni delle performance, diminuzione della concentrazione, irritabilità, sino ad arrivare nei casi più gravi a un vero e proprio rallentamento psicomotorio. Tutto questo ha un impatto molto pesante sulla qualità di vita del paziente, ma la cosa peggiore è che le apnee nel sonno aumentano la probabilità di comparsa di gravi problemi clinici quali ipertensione arteriosa, cardiopatia ischemica, infarto e aritmie cardiache. Le apnee ostruttive durante il sonno di livello moderato o grave sono state riscontrate nell’età adulta (ma la frequenza aumenta con l’età) in circa 1 donna su 4 e in 1 uomo su 2. Ancora più frequenti le forme meno gravi e ricordiamo che il rischio di sviluppare la malattia aumenta dopo la menopausa. La presenza dell’associazione con eccessiva sonnolenza durante il giorno si riscontra in un soggetto ogni 3-5 di quelli affetti dalla patologia. Il russamento e la sonnolenza diurna sono i due sintomi che più spesso portano il paziente a consultare il medico. Le donne in genere riferiscono sintomi quali insonnia, palpitazioni e gonfiore alle gambe, più che il russamento. Le Apnee nel sonno sono dovute a più fattori concorrenti hanno una genesi multifattoriale ma l’obesità è uno dei principali fattori predisponenti, insieme ad alterazione delle vie respiratorie superiori che determinano una riduzione del calibro della gola (aumento di volume della lingua e delle adenoidi, tonsille, ugola e palato molle), anomalie dello scheletro della faccia (in particolare della mandibola: micro e retrognazia) e del collo (circonferenza superiore a 43 cm negli uomini, 41 cm nelle donne) e alcune malattie endocrine quali l’ipotiroidismo e l’acromegalia. In ogni caso il rischio di OSA aumenta con l’aumento del peso.

Sindrome delle gambe senza riposo
La Sindrome delle Gambe senza riposo (in inglese Restless legs syndrome o RLS), nota anche come malattia di Willis-Ekbom, è un frequente disturbo correlato al sonno caratterizzato dalla presenza di un bisogno incontenibile di muovere le gambe, per lo più accompagnato da sensazione sgradevole o fastidiosa, che compare quando si sta fermi, specie di sera e di notte durante il sonno (spesso associato a risveglio). Il movimento determina solo un fugace miglioramento della situazione. Si tratta di un disturbo abbastanza frequente anche se piuttosto raro nelle forme più gravi. Le cause restano sconosciute nella gran parte dei pazienti anche se sono state notate alcune condizioni correlate alla sindrome delle gambe senza riposo. Sono stati segnalati anche alcuni farmaci in grado di slatentizzare questa condizione (antistaminici, antinausea, antipsicotici, antidepressivi). È noto anche che se questo disturbo compare in gravidanza scompare poi in genere qualche settimana dopo il parto. Questo disturbo determina insonnia e l’insonnia, se già presente per altre ragioni, ne viene aggravata. In caso di insonnia va sempre esclusa la presenza di un disturbo di questo tipo, così come di una OSA. È una condizione che richiede sempre di essere riferita al medico. i rimedi per l’insonnia Quando si riesce a determinare con precisione la causa dell’insonnia, sarà relativamente semplice individuarne la cura. In tutti i casi, il primo passo, come si è scritto prima, è rispettare le “regole del buon sonno”. Questo in molti casi è sufficiente a ripristinare un buon ritmo sonno-veglia. Se invece il problema persiste sarà necessario consultare un esperto (il proprio Medico o il Farmacista) al fine di capire se si tratti di una condizione transitoria e comunque non grave che può giovarsi dell’azione positiva sull’ansia e sul sonno di un prodotto a base di sostanze naturali, oppure di una condizione da sottoporre all’attenzione del medico per accertamenti o terapia farmacologica. Tra le sostanze naturali che facilitano il sonno o che agiscono sull’ansia e sugli stati di tensione emotiva vi sono: Passiflora, Valeriana, Escolzia, Melissa, Griffonia, Luppolo e Biancospino Quando però l’insonnia è veramente “seria”, bisogna ricorrere al Medico affinché valuti l’opportunità di una cura più “energica”. I farmaci indicati per i disturbi del sonno sono diversi, ma quelli più comunemente impiegati appartengono alle benzodiazepine o ai cosiddetti Z-drug, chimicamente diversi tra loro ma che agiscono entrambi con analoga modalità. In molti casi a questi farmaci (che, ricordiamo, sono da impiegare sempre per periodi definiti, possibilmente il più brevi possibile) vengono associati farmaci compresi nella categoria degli antidepressivi che possono essere assunti per periodi anche molto prolungati. Il farmaco da assumere viene scelto dal Medico con cura dal momento che vi sono trattamenti più adatti a chi ha difficoltà ad iniziare il sonno, a chi si sveglia più volte di notte con difficoltà a riaddormentarsi o a chi si sveglia troppo presto al mattino

I consigli utili per migliorare la qualità del sonno.


L’alimentazione
Di sera evita pasti abbondanti e ricchi di grassi e di carne; chi mangia molto presto alla sera, si tenga sempre “leggero” e piuttosto prima di andare a dormire faccia uno spuntino leggero, magari con un po’ di latte tiepido o una tisana e qualche biscotto. Evita, di sera, caffè, thè, coca-cola, bevande eccitanti e cioccolata. Evita anche i superalcolici che, contrariamente a quello che molti pensano, non favoriscono affatto il “buon” sonno.
Il fumo di tabacco Evitalo sempre, ma specialmente alla sera.
L’attività fisica Bene farla regolarmente durante il giorno ma evita l’esercizio fisico intenso verso sera.

Le attività della sera
Prima di andare a letto, non dedicarti ad attività particolarmente impegnative sul piano mentale o emotivo quali lo studio, attività di progettazione, lavoro al computer e simili. Forse non lo sai, ma la luce del computer (e di molti tablet) ostacola la produzione di melatonina che è fondamentale per il sonno.

I sonnellini
Se hai problemi di insonnia, evita sia i sonnellini (specie se prolungati) durante il giorno sia, in particolare, di addormentarti alla sera davanti al televisore.

La stanza in cui si dorme
Usa luci da notte molto tenui; cura la temperatura, che sia non troppo fredda ma neppure troppo calda.

Il bagno caldo serale
Può essere un’abitudine rilassante specie se fa parte della routine serale.

Gli orari del sonno
Se hai problemi di insonnia, cerca di andare a dormire e cerca di svegliarti sempre alla stessa ora, anche durante il fine settimana e indipendentemente da quanto hai dormito di notte; se dormi poco di notte, evita di svegliarti più tardi al mattino.

Se non si riesce a dormire Evita di guardare continuamente l’orologio e di rigirarti nel letto; meglio alzarsi e dedicarsi ad attività rilassanti, evitare di pensare al lavoro ed alle cose da fare il giorno dopo o lasciate in sospeso.

Prepararsi al sonno
Cerca di rilassarti il più possibile prima di andare a letto, anche seguendo una sorta di “rituale” che prevede di fare ogni sera sempre le stesse cose quando ti prepari per andare a letto e vacci solo quando sei veramente assonnato.

Disturbi del sonno nella donna Il corpo ha bisogno di pause e di riposo per poter svolgere attività di recupero, riparazione e rilassamento. Un sonno carente può provocare disturbi alla salute. I primi segnali della mancanza di un buon riposo sono visibili, a livello fisico, con borse sotto gli occhi, pelle poco luminosa, palpebre appesantite e afflosciate, stanchezza e, a livello comportamentale, con un aumentato stato di ansia, irritabilità e nervosismo. I disturbi del sonno che possono manifestarsi con la difficoltà ad addormentarsi, a riposare bene o non a sufficienza, sono piuttosto diffusi e si possono verificare a qualsiasi età. Idealmente il sonno dovrebbe comprendere un terzo del giorno (un’ora di sonno ogni due di veglia). Oggi, tuttavia, la quantità di sonno si è mediamente ridotta di un’ora e mezzo con importanti ripercussioni sulla salute fisica e psichica. Questo è vero in modo particolare per la donna, quando risente delle modificazioni ormonali della menopausa, ma anche dei nuovi stili di vita e delle nuove condizioni ambientali o professionali e riduce la quantità di ore di sonno, che per molte di loro è al di sotto della soglia critica delle sei ore, potendo così arrivare ad una deprivazione cronica del sonno che può diventare il detonatore di disturbi somatici fino alla malattia.

L’importanza di un buon sonno
Il sonno costituisce una componente essenziale della salute neurovegetativa e somatica, emotivo-affettiva e cognitiva. Infatti, durante il sonno il cervello sincronizza i bioritmi essenziali per la salute (pressione arteriosa, frequenza cardiaca, temperatura corporea, ritmo sonno-veglia, bioritmi ormonali, ma anche il tono muscolare) ottimizzandone i valori e riducendo i livelli degli ormoni d’allarme, adrenalina e cortisolo. In età fertile, il sonno nella donna regola la circadianità e i bioritmi endocrini e neurochimici finalizzati alla riproduzione. Inoltre il sonno contribuisce al benessere che alimenta il desiderio di vita svolgendo un’azione stabilizzatrice nella regolazione del tono dell’umore, migliorando e riducendo i livelli di ansia e di irritabilità. A livello cognitivo, in particolare nella fase REM, il sonno trasforma le tracce di memoria a breve termine in tracce a lungo termine. Ha un ruolo essenziale nel recupero della stanchezza e dell’usura del giorno, sia a livello metabolico che biologico e psichico.

Disturbi del sonno nella donna


Alterazioni del sonno in gravidanza
Normalmente una donna in attesa, soddisfatta della sua gravidanza, gode di una migliore qualità del sonno grazie all’effetto sedativo degli alti livelli di progesterone e del suo metabolita, l’allopregnenolone. Problemi relativi alla gravidanza (desiderata o non), alla situazione di coppia e familiare, a eventuali difficoltà economiche possono poi modificare anche radicalmente il favorevole effetto endocrino del progesterone. Le più frequenti alterazioni del sonno in gravidanza riguardano il russare e le apnee; entrambi possono essere indicatori di un maggiore rischio di ipertensione in gravidanza, pertanto la qualità del sonno può essere preziosa per la diagnosi precoce di importanti patologie connesse allo stato gravidico.

Alterazioni del sonno in menopausa
L’alterazione della qualità e della quantità delle ore di riposo effettivo in menopausa è causata dalle fluttuazioni estrogeniche. Esse possono avere conseguenze importanti sulla vita quotidiana e sulla salute con: riduzione del tono dell’umore e compromissione della memoria, riduzione dell’energia vitale, aumento dell’astenia e del senso di affaticabilità. Inoltre la carenza di sonno può associarsi ad un aumento dell’appetito per cibi ad alto contenuto calorico, ricchi di zuccheri e grassi; in queste condizioni aumenta infatti la secrezione di GHrelina, il neuropeptide che acuisce il senso di appetito e si riduce la leptina che dà invece il senso di sazietà. Questo spiega perché le donne che dormono poco o male hanno tendenza ad ingrassare e fanno più fatica a seguire in modo consistente una dieta, specie in peri e postmenopausa. In ultimo periodo si può osservare un aumento della sensibilità al dolore, caduta del desiderio sessuale e alterazione della circadianità dei bioritmi cardiovascolari. La perdita della circadianità pressoria, che normalmente ha un minimo verso le tre o le quattro del mattino, associata ai disturbi del sonno, anticipa e predice la comparsa di ipertensione grave in postmenopausa.

Alterazioni del sonno e ciclo mestruale
Disturbi del ritmo sonno-veglia, specie nelle donne che lavorano cambiando “turno”, potrebbero essere associati a irregolarità mestruali e a cicli significativamente più lunghi. Questi ultimi potrebbero indicare maggiori irregolarità nelle sincronia neuroendocrina che coordina l’ovulazione con possibili anovularità o fasi luteali inadeguate che possono tradursi in ridotta fertilità o in alterazioni della sessualità.

Alterazioni del sonno e sessualità Le implicazioni del sonno per la vita sessuale sono duplici: da un lato le conseguenze che la deprivazione cronica di sonno ha sulla riduzione dell’energia vitale, sull’abbassamento del tono dell’umore e sull’aumento della irritabilità, dall’altro la ripercussione sul desiderio e sull’eccitazione mentale che rallenta il circuito della funzionalità sessuale.

Alterazioni del sonno, alterazione dei bioritmi endocrini e rischi oncologici
Un aspetto critico dell’alterazione del sonno riguarda il possibile rischio oncologico. Sono in corso studi volti a determinare se l’alterazione dei normali ritmi circadiani possano aumentare il rischio di sviluppare un tumore. I soggetti impegnati nel lavoro notturno possono avere alterati i livelli notturni di melatonina e i profili degli ormoni riproduttivi che potrebbero aumentare il rischio di malattie correlate agli ormoni, tra cui il tumore della mammella e del colon.

Alla sera - alimenti sì
Pasta, riso, orzo, pane e tutti quegli alimenti che contengono il triptofano.
Frutta dolce e di stagione, preferibilmente mele, datteri, banane, fichi, cachi, uvetta.
Succo di carota.
Verdure, in particolare lattuga, radicchio rosso, aglio, zucca, rape e cavoli.
Legumi, uova bollite, carni preferibilmente bianche (pollo e tacchino) e pesce.
Spezie, quali basilico, menta e maggiorana.
Un bicchiere di latte caldo che oltre a diminuire l’acidità gastrica che può interferire con il sonno, fa entrare in circolo durante la digestione elementi che favoriscono una buona dormita per via di sostanze in grado di attenuare insonnia e nervosismo, che sono presenti anche in formaggi freschi e yogurt.
Infusi e tisane dolcificati con miele.

Alla sera - alimenti no 1. Cibi molto salati.
2. Prodotti affumicati e insaccati (salame, coppa, mortadella, salsicce, pancetta, zampone, cotechino).
3. Limitare crostacei, frutti di mare, molluschi e interiora (fegato, rene, cuore, trippa).
4. Cibi sott’aceto e sott’olio (olive, capperi, cetriolini, tonno, sardine).
5. Senape, mostarda, maionese, curry, pepe, paprika.
6. Patatine in sacchetto, piatti con dado da cucina, salatini, alimenti in scatola.
7. Cioccolato, cacao, caffè, thè, superalcolici.
8. Ridurre il consumo di alcool. Meglio la birra, benché a dosi misurate, perché il luppolo predispone al sonno.
9. Per chi deve alzarsi spesso la notte per urinare si sconsigliano spinaci, cipolla, cocomero e melone

L’insonnia infantile: quando il bambino dorme male
I “disturbi del sonno” sono molto frequenti nell’infanzia e causano disagio e preoccupazione ai genitori. Sembra che il 25% dei bambini possa avere un disturbo del sonno in un momento qualunque tra l’infanzia e l’adolescenza.

Come favorire un buon sonno Alcune cose che i genitori potrebbero fare per favorire un buon addormentamento e il mantenimento di un sonno sereno:

1. Stabilire dei ritmi di sonno regolari (orari più o meno regolari per addormentamento e risveglio).
2. Creare un rituale positivo (bagnetto, luci soffuse, fiaba e nanna).
3. Mettere a letto il bambino assonnato ma ancora sveglio.
4. Uscire dalla stanza prima che il bimbo si addormenti perché possa acquisire la capacità di addormentarsi da solo.
5. Evitare che si addormenti mangiando, bevendo tisane, toccando i capelli del genitore, in braccio mentre lo si culla, ecc. Altrimenti al momento del risveglio durante la notte per riaddormentarsi avrà bisogno delle stesse cose per riaddormentarsi.
6. Alla sera è meglio creare una condizione di penombra e dopo le 19 non permettere al bambino l’uso di PC, tablet, cellulare per giocare. 7. Il televisore alla sera andrebbe tenuto spento sino a che il bambino va a dormire.
8. Per tenere saldo il controllo della situazione alla sera occorre mantenere la calma e parlare al bimbo con voce ferma e decisa, manifestandogli il vostro affetto ma anche la vostra ferma intenzione di farlo andare a dormire all’orario stabilito.

Se nonostante tutta la buona volontà e gli sforzi di mamma e papà non si riesce a stabilire rituali e regole positive e il bambino dorme veramente poco si può ricorrere all’aiuto di alcune piante medicinali come Passiflora, Melissa, Camomilla. Si tratta di piante, usate ormai da millenni, di cui sono state evidenziate, anche con ricerche scientifiche, le capacità di favorire il rilassamento e il sonno. Una combinazione equilibrata di estratti titolati e standardizzati di queste piante può essere di aiuto al bambino, limitando i risvegli notturni e facilitando l’addormentamento. Questo può migliorare la qualità di vita del bambino e dei genitori e rendere più facile il percorso verso l’acquisizione di buone regole di igiene del sonno.

Le sostanze naturali per i disturbi del sonno


PASSIFLORA (Passiflora incarnata)

Consigliata per bambini e adulti per favorire il riposo notturno ed il rilassamento. Questo perché, come confermano alcuni studi clinici, anche in seguito a trattamento prolungato l’azione della Passiflora appare efficace e priva di effetti collaterali. La Passiflora favorisce inoltre un’attività rilassante della muscolatura liscia del tratto gastro-intestinale e genito-urinario. Molto utilizzata anche in associazione con altre piante come Valeriana e Melissa.

VALERIANA (Valeriana officinalis) Sia la droga, che i suoi estratti vengono utilizzati ampiamente per favorire il sonno. La Valeriana è in grado di ridurre significativamente il tempo necessario all’addormentamento, inducendo un sonno fisiologico. Alle dosi raccomandate non presenta effetti collaterali, l’uso della Valeriana è controindicato nei bambini di età inferiore a 3 anni.

ESCOLZIA (Eschscholtzia californica)
L’Escolzia viene utilizzata da sola o in associazione con altre sostanze naturali ad azione distensiva (Passiflora, Valeriana e Melissa) per diminuire il tempo di addormentamento e migliorare la qualità del sonno, oltre che per la sua azione distensiva anche a livello gastro-intestinale.

MELISSA (Melissa officinalis)
I preparati a base di Melissa hanno un’azione rilassante e distensiva. È inoltre utile per favorire il benessere gastro-intestinale, soprattutto nei soggetti particolarmente ansiosi. L’uso dei preparati a base di Melissa è da ritenere sicuro. Alle dosi raccomandate non sono noti effetti collaterali.

CAMOMILLA (Chamomilla recutita)
La Camomilla è indicata in modo particolare per favorire il sonno nei bambini, risultando utile nei casi di difficoltà a dormire causati da piccoli problemi digestivi. All’azione calmante associa infatti una decisa azione protettiva delle mucose e carminativa. La Camomilla è inoltre utilizzata per uso interno per il trattamento di disturbi gastrointestinali e nella cattiva digestione.

GRIFFONIA (Griffonia simplicifolia)
I semi della Griffonia risultano particolarmente utili per favorire la regolazione del tono dell’umore, migliorare gli stati di agitazione, la difficoltà a dormire ed il controllo del senso di fame grazie alla presenza nel fitocomplesso di diverse sostanze tra cui il 5-idrossitriptofano precursore della serotonina (importante neurotrasmettitore coinvolto sia nella modulazione del tono dell’umore che nel controllo del senso di fame) e della melatonina (ormone che regola i cicli sonno-veglia).

LUPPOLO (Humulus lupulus)
Il Luppolo viene raccomandato in caso di stati di tensione, irrequietezza e disturbi del sonno per le sue qualità sedative e calmanti. Molto utilizzato a questo scopo anche in associazione con altre sostanze naturali come Valeriana e Melissa. Al Luppolo inoltre viene attribuita un’azione stomachica e aperitiva, grazie alla presenza di principi amari, che ne consigliano l’uso nei casi di digestione difficile. Considerato sicuro, non sono noti effetti collaterali di rilievo quando lo si utilizzi alle dosi raccomandate.

BIANCOSPINO (Crataegus monogyna, C. oxyacantha)

Gli studi più moderni descrivono il fitocomplesso del Biancospino come un mix di sostanze principalmente indicate per i disturbi dell’apparato cardiovascolare, tuttavia l’uso tradizionale del Biancospino come sostanza rilassante rimane uno dei più noti. Di interesse anche l’attività blandamente ipotensiva del Biancospino. Tra le sostanze rilassanti è certamente quella più indicata nei casi dove fenomeni quali palpitazioni o leggero aumento della pressione arteriosa sono causati da un periodo particolarmente stressante e per questo motivo da alcuni viene definita “Valeriana del cuore”.