Quando si parla di sovrappeso e obesità è ormai chiaro a tutti che questi sono i principali problemi di salute pubblica nel mondo moderno, sia perché sono sempre più diffusi sia perché possono avere conseguenze patologiche gravi. Il numero di persone il cui peso corporeo è più elevato di quello ideale è in continuo aumento.  


I principali errori alimentari

In generale, l’alimentazione attuale - soprattutto quella degli adolescenti e dei bambini,  con scarse e non significative differenze nelle diverse aree geografiche - risulta troppo ricca di proteine di origine animale (iperproteica), di grassi saturi (iperlipidica), zuccheri semplici (iperglucidica) e di sale. Altre caratteristiche sono rappresentate dal ridotto apporto di fibra alimentare, di calcio e anche di ferro. A questi errori nutrizionali si aggiungono spesso la monotonia della dieta, un’errata distribuzione delle calorie nell’ambito della giornata, pasti nutrizionalmente inadeguati intervallati da numerosi spuntini e mancata assunzione di una “buona” prima colazione.


Il controllo del peso: un’esigenza non solo estetica, ma soprattutto di salute

Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza collettiva che un peso in equilibrio sia una condizione necessaria per una buona salute fisica e mentale. Sovrappeso e obesità infatti non sono solo problemi estetici ma soprattutto di salute e possono influenzare negativamente la qualità e l’aspettativa di vita. La comunità scientifica è concorde nell’attribuire all’eccesso di peso un ruolo significativo (fattore di rischio) nella patogenesi di numerose malattie metaboliche e degenerative quali cardiopatie, malattie cerebrovascolari, respiratorie e osteoarticolari, diabete, steatosi epatica, calcolosi. Inoltre, secondo una recente ricerca, per gli obesi sarebbero in agguato anche disturbi psicologici come ansia e depressione. Infine ricordiamo che un peso eccessivo può comportare limitazioni della vitalità, discriminazione sociale, diminuzione della produttività lavorativa o scolastica.


Attenzione alla bilancia ma anche ai centimetri

È possibile definire l’obesità come un eccesso di grasso corporeo in relazione alla massa muscolare (o massa magra) in termini sia di quantità assoluta sia di distribuzione in precise zone anatomiche in vari distretti dell’organismo. Da un punto di vista pratico uno dei metodi migliori ed anche più semplici per verificare la presenza di un eccesso o una carenza di grasso è la determinazione dell’Indice di Massa Corporea 

IMC = peso (in Kg) / quadrato dell’altezza (in metri) = Kg/m2

L’Indice di Massa Corporea però, secondo quanto precisato anche dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, non può essere l’unico parametro da considerare nella valutazione dell’eccesso di peso corporeo. Infatti questo indicatore ha un importante limite: considera il peso nella sua globalità senza distinguere tra massa magra muscolare, massa grassa, acqua corporea e massa ossea.  In altre parole, uno stesso valore di IMC può indicare livelli di adiposità differenti, nel senso che un individuo molto muscoloso con poco grasso può avere lo stesso valore di IMC di un soggetto con pochi muscoli ma tanto grasso. Altro limite di questo indice pondero-staturale, e in definitiva della bilancia, è che questi strumenti non sono in grado di fornire alcuna informazione sulla localizzazione del grasso corporeo, elemento che risulta invece determinante per la valutazione dei rischi di malattia cardiovascolare e di diabete, nel senso che se il grasso è localizzato nell’addome ha un significato negativo rispetto ad altre localizzazioni. Per queste ragioni è importante integrare il valore di IMC con la misurazione della circonferenza della vita, i cui valori consentono di identificare la presenza di obesità cosiddetta centrale o viscerale. La misurazione è piuttosto semplice, basta posizionare un comune metro da sarto attorno all’addome, all’altezza dell’ombelico, stando in piedi, con i muscoli addominali rilassati. La presenza di un eccesso di grasso addominale (obesità viscerale), rappresenta, di per sé, un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. 


Perché l’eccesso di grasso corporeo, in particolare quello viscerale, è un pericolo per la salute?

Le persone in sovrappeso e obese, anche se in misura diversa, sono caratterizzate essenzialmente da un eccesso di grasso, che si accumula e rende molto voluminoso il tessuto adiposo. L’espansione della massa grassa trova origine dalla combinazione dell’aumento della dimensione (ipertrofia) delle cellule tipiche del tessuto adiposo (adipociti) e del loro numero (iperplasia).

Per lungo tempo il tessuto adiposo è stato considerato semplicemente una sede di deposito delle riserve energetiche (ossia delle calorie “mangiate” e non consumate) ma in questi ultimi anni vi sono stati numerosi progressi nella conoscenza della struttura e del funzionamento del “tessuto adiposo” (il grasso) che hanno portato a parlare piuttosto di “organo adiposo”, dotato di un sistema ben organizzato di arterie, vene e nervi che collegano l’organo adiposo all’intero organismo e contribuiscono ad una regolazione metabolica integrata. L’organo adiposo è formato da due tipi di grasso: bianco e bruno, costituiti da cellule con struttura e funzione diverse.

Le cellule adipose brune durante la crescita tendono a trasformarsi in cellule adipose bianche. Questo processo è facilitato da un’alimentazione squilibrata e da uno stile di vita sedentario, da minore dispendio energetico e da maggiori introduzioni di cibo: ne consegue che l’organo adiposo dei soggetti obesi ha una maggiore componente di tessuto adiposo bianco. 

Quando è sovraccaricato da un eccesso di grasso, come nel sovrappeso e nell’obesità, l’organo adiposo ed in modo particolare gli adipociti bianchi producono delle sostanze, le adipochine, che sarebbero responsabili delle importanti complicazioni dell’obesità, nell’insieme conosciute con il nome di “sindrome metabolica”, caratterizzata da obesità viscerale complicata da elevati valori di pressione arteriosa (ipertensione), alterata funzionalità dell’insulina, alterazione della composizione dei grassi del sangue (dislipidemia) e con un incremento del rischio di sviluppare malattie cardiocircolatorie.

Le ultime ricerche scientifiche hanno dimostrato che il grasso contenuto nell’addome, il grasso viscerale, è in grado di produrre sostanze nocive note come “citochine infiammatorie” in misura maggiore rispetto al grasso degli altri distretti dell’organismo. Per questo, sempre maggiore attenzione deve essere riposta non solo sui chili di troppo ma anche sulla distribuzione del grasso e in particolare sul valore della circonferenza addominale. Alla luce di queste evidenze, anche chi si trova in un intervallo di peso e di IMC nella norma, deve tenere sotto controllo anche la circonferenza addominale, perchè è ritenuta un fattore di rischio indipendente dal valore in sé del peso corporeo.


I meccanismi alla base dell’accumulo di grasso

A questo punto diventa fondamentale comprendere i processi che stanno alla base della formazione degli accumuli di grasso, per i quali è determinante non solo la “quantità”, ma anche la “qualità” degli alimenti che introduciamo ogni giorno nel nostro organismo. Mangiare, infatti, può diventare in qualche modo un fattore di rischio per la salute se la scelta degli alimenti non è adeguata alle richieste nutrizionali del nostro organismo.

Le scelte alimentari che compiamo ad ogni pasto condizionano il nostro profilo metabolico e ormonale, nonché il peso corporeo e la massa grassa. Particolarmente importante è il ruolo delle oscillazioni che subiscono i livelli di glucosio nel sangue durante la giornata, a seguito dell’assunzione di alimenti ricchi di zuccheri. Questi ultimi, detti anche carboidrati o glucidi, nell’apparato gastrointestinale vengono digeriti e trasformati in parti più piccole e utilizzabili, il glucosio. Dopo un pasto, in modo particolare se è ricco di carboidrati, la concentrazione di glucosio nel sangue (glicemia) aumenta. L’incremento della glicemia stimola il pancreas, un’importante ghiandola dell’apparato digerente, a produrre l’ormone “insulina” che attraverso il sangue raggiunge tutti i tessuti dell’organismo per espletare le sue fondamentali funzioni.

L’insulina infatti:

  • favorisce l’utilizzo del glucosio (fondamentale fonte di energia) da parte di tutte le cellule dell’organismo;
  • stimola la conservazione del glucosio in eccesso sotto forma di grassi (energie di riserva), ed in particolare di trigliceridi, all’interno del tessutoadiposo (processo di formazione del grasso o lipogenesi);
  • inibisce la mobilizzazione dei grassi dai depositi adiposi (lipolisi, ossia processo necessario per poter utilizzare i grassi come fonte di energia),  quando la disponibilità di abbondante glucosio rende inutile l’utilizzo delle riserve energetiche.

L’insulina, quindi, gestisce situazioni di abbondanza delle risorse energetiche (pasti ricchi di alimenti molto calorici), favorendo il deposito dei grassi in eccesso nei distretti di accumulo (il tessuto adiposo) e bloccando l’utilizzo delle riserve. Per questo l’insulina è definita “l’ormone dell’abbondanza”. 

Quanto più brusco è l’incremento della glicemia dopo un pasto, tanto maggiore è il rilascio di insulina. Questo determina un repentino abbassamento dei livelli di glucosio che può addirittura raggiungere valori inferiori a quelli di partenza. Si crea quindi una condizione paradossale: l’assunzione di un eccesso di glucosio ne determina il rapido sequestro in forma di deposito di grasso; la carenza di carburante che ne consegue porta, tramite lo stimolo dell’appetito, a un’ulteriore assunzione alimentare di risorse energetiche.

Questo ha due implicazioni:

  • gran parte del glucosio viene subito accumulato sotto forma di grassi nel tessuto adiposo senza essere utilizzato;
  • il ritorno troppo rapido a bassi livelli di glicemia costituisce per l’organismo

una situazione di carenza di carburante e quindi determina la sensazione di appetito e la necessità di assumere altro cibo. Quando invece l’incremento della glicemia è graduale, viene liberata una quantità di insulina tale da determinare un ritorno graduale a livelli di glicemia normali.

In questa condizione:

  • i bassi livelli di insulina segnalano la necessità di attingere alle riserve energetiche dell’organismo: viene promossa la mobilitazione dei grassi dal tessuto adiposo;
  • la glicemia non subendo rapidi decrementi non invia segnali di appetito all’organismo.

È evidente quindi che interventi che rallentano la velocità di assorbimento dei carboidrati, provocando un controllo della glicemia postprandiale e, indirettamente, della quantità di insulina che circola nel sangue, sono un valido aiuto nel controllo del peso e dell’eccesso di grasso.


Che cosa è possibile fare per il trattamento di sovrappeso e obesità?

Sovrappeso e obesità sono due problemi sanitari complessi per i quali non esiste, in questo momento, una soluzione unica ed efficace e i cui effetti si protraggono  nel tempo. Il peso corporeo è influenzato dall’interazione del nostro patrimonio genetico con fattori ambientali, fisiologici, psicologici e sociali. L’epidemia di obesità e sovrappeso che si sta verificando sia nei paesi occidentali sia in quelli in via di sviluppo è dovuta anche all’aumento del consumo, nei bambini e negli adulti, di alimenti ricchi di grassi e zuccheri semplici (alimenti con grasso visibile, soft drink con dolcificanti calorici, prodotti da forno/snack, dolciumi), cui si aggiunge la scarsa propensione all’esercizio fisico regolare durante il lavoro e nel tempo libero.

L’ambiente e gli stili di vita influenzano quindi, in maniera importante, il peso corporeo. I dati di più di una ricerca medica dimostrano, infatti, che c’è una stretta associazione tra le abitudini alimentari scorrette, la quota di attività fisica svolta e lo sviluppo di obesità. Dalle ricerche emerge anche che un aumento del consumo di polisaccaridi complessi non amidacei (fibre) è un fattore protettivo nei confronti dell’obesità, mentre bere abitualmente bevande zuccherate e mangiare cibo tipo “fast food” è un fattore di rischio.
Cambiamenti anche modesti nelle abitudini alimentari e l’incremento dell’attività fisica sono i pilastri fondamentali per prevenire l’aumento esagerato del peso corporeo e mantenere il peso corporeo stabile entro i limiti considerati ottimali.


Gli aspetti fondamentali del comportamento alimentare

Al fine di modificare il nostro comportamento alimentare con l’obiettivo di guadagnare in salute, e di evitare il sovrappeso e l’obesità, dobbiamo soffermarci ad approfondire alcuni aspetti importanti: controllare lo stile alimentare, considerare l’indice glicemico dei cibi, dare la giusta importanza alla quantità di acqua da bere durante il giorno, assumere con abbondanza frutta e verdura e adottare abitudini culinarie corrette.


Scelte alimentari

Prendersi cura del nostro stile alimentare significa scegliere con attenzione gli alimenti con cui nutrirsi. Per far questo non è necessario “contare” in maniera ossessiva le calorie che introduciamo, ma piuttosto tenere in considerazione cosa causano nel nostro organismo i cibi che ingeriamo. Infatti, a seconda della composizione dei cibi che mangiamo, nell’intestino si verifica un assorbimento diverso di nutrienti che influisce sui livelli nel sangue di glucosio (glicemia), di grassi (lipemia), di aminoacidi, minerali, vitamine e molecole capaci di interagire con il nostro DNA e di modularne l’attività. Insomma dopo ogni pasto l’organismo è diverso da come era prima del pasto perché i nutrienti che ingeriamo (es. i carboidrati della pasta o del pane o le proteine della carne e del formaggio) non si limitano a condizionare alcuni valori nel sangue. È stato infatti dimostrato che un pasto ricco di grassi è in grado di scatenare una vera e propria reazione infiammatoria che però può essere in parte compensata dal mangiare contemporaneamente sostanze complesse naturali dal potere antiossidante come succhi di frutta mista o probabilmente dei vegetali. Essendo nota la relazione tra attività infiammatoria e obesità, ne deriva che alcuni alimenti sono maggiormente collegati al rischio di sviluppare obesità rispetto ad altri, per esempio come un elevato consumo di grassi, zuccheri semplici, proteine e alcol, rischio che può essere invece ridotto da un’aumentata assunzione di frutta e verdura.


Indice glicemico

Il contenuto di glucosio nel sangue è importante in quanto costituisce la più importante fonte di energia per il nostro organismo. I suoi livelli nel sangue (glicemia) non sono però costanti, ma dipendono dai pasti e da ciò che si mangia. I livelli sono minimi dopo il digiuno, ad esempio prima di fare colazione al mattino, mentre raggiungono il massimo dopo circa un’ora - un’ora e mezza dopo un pasto. Il cosiddetto “picco glicemico”, cioè il massimo innalzamento della glicemia dopo un pasto, è influenzato dalla quantità ma anche dalla qualità degli alimenti che mangiamo. Un rialzo rapido e intenso della glicemia dopo il pasto non è desiderabile perché aumenta la secrezione dell’ormone insulina, cosa che può favorire l’accumulo di grasso, in particolare nell’addome.  Per controllare i livelli di glicemia dopo il pasto e avere picchi glicemici controllati può essere utile selezionare i cibi che si mangiano tenendo d’occhio il loro “indice glicemico”, cioè la loro capacità di innalzare la glicemia. E’ utile ricordare che la fibra alimentare idrosolubile (polisaccaridi complessi non digeribili) ha un ruolo primario nel rallentare l’assorbimento del glucosio (ma anche degli acidi grassi e del colesterolo) e quindi ridurre i picchi glicemici dopo mangiato. Infine, distribuire in maniera regolare nell’arco della giornata la quantità di cibi prevista contribuisce ad equilibrare i livelli glicemici.


Acqua

Un regolare consumo di acqua, soprattutto se in sostituzione di altre bevande ricche di zuccheri (succhi di frutta e bevande dolcificate) aiuta a ridurre il peso corporeo.  Di norma si suggerisce di assumere circa 2 litri di acqua al giorno (per gli adulti), tuttavia questo quantitativo può cambiare sensibilmente in base alle condizioni ambientali e all’attività fisica. Questa quantità di acqua va distribuita regolarmente nella giornata, circa 1 bicchiere all’ora durante il giorno. Ridurre l’introito di acqua, inoltre, può creare le condizioni per la comparsa di stipsi, e nei periodi con temperature molto elevate può favorire la comparsa di uno stato di disidratazione. Una quota di acqua importante si assume anche con gli alimenti e, in particolare, con la frutta e la verdura. In associazione a una dieta equilibrata, bere un mezzo litro di acqua prima di ogni pasto principale aiuta a ridurre il peso corporeo, probabilmente perché l’acqua riduce il senso di fame e induce un maggiore senso di sazietà.


Frutta e verdura

È noto che per alimentarsi in maniera sana è importante variare la scelta dei cibi in modo da garantire l’assunzione di tutti i nutrienti necessari a soddisfare le richieste metaboliche dell’organismo. In questo senso è importante assumere quantità regolari di vegetali e frutta, consumandone ogni giorno almeno 5 porzioni, e variandone la qualità, meglio scegliendole di produzione locale e di stagione. Questi alimenti hanno un contenuto elevato di vitamine, sali minerali, di fibra alimentare solubile e, inoltre, di sostanze, i cosiddetti phytochemical, che non hanno potere nutritivo ma sono fondamentali per la salute perché proteggono i diversi sistemi e apparati del nostro organismo grazie alla loro azione antiossidante sui radicali liberi (preventiva nei confronti delle malattie cardiovascolari, dei processi cronico-degenerativi tipici dell’invecchiamento e di alcune forme tumorali), disintossicante e di rinforzo delle difese immunitarie. La carenza o l’assenza dalla dieta delle sostanze che si assumono tramite la frutta e la verdura viene considerata responsabile di numerose malattie croniche nelle quali giocano appunto un ruolo importante i processi infiammatori e l’azione dei radicali liberi (stress ossidativo). Vista l’importanza che un abbondante consumo di frutta e verdura riveste nella prevenzione di alcune malattie dell’età adulta, è necessario favorirne il consumo regolare anche nei bambini.

Abitudini culinarie

Le buone abitudini alimentari non si limitano solo alla scelta dei cibi giusti nella quantità giusta, bisogna anche tener conto dei condimenti utilizzati, delle tecniche di preparazione e del tempo di cottura. Per quanto riguarda la frutta e la verdura, sarebbe sempre preferibile consumarle crude in modo da mantenere inalterato il contenuto di fibre, vitamine e minerali, e cucinare le pietanze preferibilmente al vapore o bollite. Inoltre è buona abitudine non  esagerare con i grassi da condimento ed è meglio preferire quelli di origine vegetale come l’olio extravergine d’oliva.

Particolare attenzione va posta sull’utilizzo del sale. Il sale è fonte di sodio, minerale essenziale per il funzionamento dell’organismo. Tuttavia, il sodio contenuto naturalmente negli alimenti è già di per sé sufficiente a soddisfare il fabbisogno giornaliero, quindi sarebbe opportuno limitare l’utilizzo del sale in cucina e, ancora di più, evitare di aggiungerlo ai cibi già in tavola. Un eccessivo consumo di sale infatti favorisce la comparsa di ipertensione arteriosa e di alcune malattie del cuore e dei reni.

L’importanza del movimento

Si dice spesso: “Per dimagrire devi fare attività fisica regolare”. Fare movimento è in effetti importante non solo per diminuire la massa grassa ma anche per aumentare la massa muscolare. Infatti proprio nei nostri muscoli ci sono i “forni” (adipociti bruni) che ci aiutano a eliminare i grassi. 


Dai peso alla tua salute, consigli utili per ridurre stabilmente l’eccesso di peso negli adulti


Muovetevi di più ogni giorno.

Organizzatevi una regolare attività fisica per combattere i meccanismi fisiologici di compensazione dell’organismo che durante la dieta ipocalorica che duri da più di 2-4 settimane (“da qualche tempo mangio meno ma non dimagrisco!”) si adatta a “sopravvivere” con poche calorie. Fate in modo che l’attività fisica che avete organizzato sia fattibile in qualsiasi momento e non richieda attrezzature particolari: camminate, salite e scendete le scale, svolgete piccoli lavori domestici, ecc. Non bisogna strafare e sudare copiosamente; il segreto per fare un buon uso dei propri muscoli durante l’attività fisica è quello di rispettare un ritmo accettabile.


È importante controllare il proprio peso in maniera regolare.

Mantenere il peso entro i limiti normali dipende solo da noi. È opportuno pesarsi almeno una volta al mese (meglio ogni settimana) per prevenire un aumento eccessivo. Da ricordare che è opportuno pesarsi sempre allo stesso orario, il momento migliore è il mattino a digiuno, utilizzando sempre la stessa bilancia. Riportate gradatamente il vostro peso entro i limiti.

Evitate le diete squilibrate o molto drastiche del tipo “fai da te”

che possono essere dannose per la tua salute. Una buona dieta dimagrante deve sempre includere tutti gli alimenti in maniera quanto più possibile equilibrata. Fate attenzione ai condimenti. Per condire utilizzate il cucchiaio, non condite “ad occhio”. Lo stesso cucchiaio servirà per misurare sughi o intingoli particolarmente ricchi in grassi: non più di uno per pasto. Quando vi trovate a mangiare fuori casa e non conoscete le modalità di preparazione dei cibi che consumate scegliete quelli semplici e riducete le porzioni. A casa utilizzate tecniche di cottura semplici e con pochi grassi (non più di un cucchiaino a persona) insaporendo con erbe o aromi. Ricordate che a parità di quantità e qualità i grassi cotti sono sempre meno sani di quelli utilizzati a crudo.

Distribuite correttamente il cibo che mangiate nella giornata.

Non arrivate con troppa fame ai pasti, soprattutto a cena! Meglio frazionare in 4 o 5 piccoli pasti (evitando fuori pasto) e non saltare la prima colazione. Concentrare la maggior parte del cibo a cena è scorretto: poi si vede la TV o si va a riposare, è quindi più facile incamerare il relativo eccesso di cibo e ingrassare. Non consumate i pasti troppo velocemente e senza masticare correttamente. Digerirete meglio, e soprattutto, resterete sazi più a lungo. Importante anche che la “dimensione” del vostro boccone non superi il volume del vostro pollice.


Consumate verdura a volontà ma attenzione alla frutta.

Molto utile consumare almeno tre buone porzioni di verdura al giorno meglio se all’inizio del pasto per favorire la sensazione di sazietà. Bene anche la frutta ma attenzione: mangiare troppa frutta può non essere una scelta vantaggiosa. La frutta infatti contiene zuccheri e quindi si   dovrebbero assumere non meno di 2 ma non più di 3-4 frutti al giorno, meglio durante lo spuntino di metà mattinata e metà pomeriggio.


Favorite il consumo di pesce.

Proponetevi di iniziare ad assumere pesce di mare almeno una volta o due a settimana imparando una o due ricette semplici e gradevoli. Utilizzate sale iodato.


Complessi molecolari naturali che agiscono sul picco glicemico e lipemico.

La fase post-prandiale è il momento più difficile e più rilevante nel favorire l’accumulo di peso corporeo e nel compromettere la nostra “salute metabolica”. Elevati livelli di glucosio nel sangue dopo un pasto stimolano una eccessiva secrezione ed immissione in circolo di insulina che conduce a situazioni sempre più rischiose per lo stato di salute. Una delle cause principali degli elevati livelli di glucosio post prandiali può essere trovata nell’alimentazione moderna che è ricca in carboidrati prontamente assimilabili e scarsa in carboidrati non digeribili. Per interrompere il circolo vizioso “incremento della glicemia, incremento dell’insulina, ridotta sensibilità all’insulina, attivazione delle vie metaboliche di trasformazione e deposito di energia” che si instaura in caso di sovrappeso e obesità è possibile combinare modificazioni dello stile alimentare all’uso di prodotti naturali a base di complessi molecolari di polisaccaridi indigeribili (glucomannano, psillio, lino, altea, tiglio, fico d’india). L’efficacia di queste sostanze è da ricercare soprattutto nella loro capacità di formare soluzioni viscose nell’intestino. Una volta ingeriti i polisaccaridi indigeribili legano acqua e formano una matrice viscosa simile ad un gel, che inspessisce il contenuto dell’intestino tenue, riducendo la diffusione dei nutrienti e il contatto tra gli alimenti e gli enzimi digestivi. Questo produce una riduzione della velocità di assorbimento del glucosio e quindi la riduzione delle concentrazioni di glucosio nel sangue dopo il pasto mediante regolarizzazione dell’apporto di carboidrati dall’intestino e la conseguente stabilizzazione di glicemia e insulinemia postprandiale. La letteratura scientifica ha già ampiamente provato inoltre che questi polisaccaridi sono in grado di migliorare la funzionalità intestinale e i disturbi ad essa associati (stipsi) e di aumentare il senso di sazietà. Per le caratteristiche del loro meccanismo d’azione è importante ricordare che queste sostanze devono essere assunte prima dei pasti principali in modo che possano trovarsi nell’intestino contemporaneamente agli alimenti e con abbondante acqua per favorire la formazione del gel viscoso.

Complessi molecolari naturali che favoriscono l’eliminazione dei liquidi in eccesso e la depurazione

In caso di sovrappeso il tessuto adiposo perde la sua funzionalità e di conseguenza anche i vasi sanguigni e linfatici che riducono le loro capacità drenanti. Questo causa edema e gonfiore che si traduce in una perdita di capacità di eliminare lipidi e proteine. Combattere la ritenzione non significa solo rimuovere l’acqua in eccesso ma soprattutto agire sulle cause di tale ristagno. Complessi molecolari da Grano saraceno e Rusco sono utili per il benessere vascolare e Tarassaco, Verga d’oro e Orthosiphon per il drenaggio dei liquidi corporei.

Questi complessi molecolari favoriscono quindi la rimozione dei liquidi e il fisiologico metabolismo del tessuto adiposo. Inoltre rimettono in circolo i lipidi e li rendono disponibili per il loro utilizzo e smaltimento.

 

Complessi molecolari naturali per il controllo del senso di fame e l’adattamento a regimi dietetici ipocalorici

Abbiamo visto come stare a dieta e raggiungere gli obiettivi prefissati, con le tensioni derivate dallo stile di vita unite allo stress causato dalla dieta stessa, porti molto spesso a insuccessi e abbandoni. In questi casi per affrontare con serenità un programma per il controllo del peso intervenendo sia sul senso di fame/ricerca di gratificazione nel cibo sia sullo stress può essere utile fare ricorso a complessi molecolari naturali che derivano da Griffonia, Rhodiola e Curcuma.

La loro attività infatti si evidenzia su più fronti:

  • coadiuvando il normale tono dell’umore e può essere di sostegno negli episodi frequenti di ricerca del cibo durante le diete;
  • favorendo l’autocontrollo e l’adattamento alla dieta;
  • coadiuvando la funzionalità epatica, la sintesi degli acidi biliari e di conseguenza il metabolismo dei grassi.