Le malattie cardiovascolari sono ancora la principale causa di morte del nostro Paese e sono una fonte importante di disabilità che pesano in misura consistente sulla qualità di vita delle persone, oltre che sulla spesa sanitaria.
L’enorme diffusione di tali patologie si spiega con la sempre maggiore diffusione di stili di vita sbagliati, il che richiede interventi educativi adeguati e l’impegno personale finalizzato a ridurre il rischio di malattie ed eventi cardiovascolari “maggiori” (Ictus ed infarto cardiaco in modo particolare).

È importante intervenire per tempo: prevenire significa correggere il proprio stile di vita quando si è ancora sani o comunque non si hanno disturbi evidenti. Le malattie cardiovascolari si sviluppano nel corso di anni in maniera silenziosa, per poi manifestare i sintomi quando sono già in uno stadio avanzato. Prevenire l’insorgenza delle Malattie Cardiovascolari è possibile solo riducendo il “rischio cardiovascolare globale individuale”.
Ciascuna persona in ogni momento della sua vita ha infatti un “suo” livello di rischio, e conoscerlo è il primo passo per definire le modalità e l’intensità del “proprio” percorso di prevenzione.

Un cuore sano per un organismo in salute.
La salute del cuore e dell’intero apparato circolatorio è fondamentale per tutto l’organismo perché il cuore è il motore della vita. Il cuore è il muscolo più importante del nostro corpo: lavora 24 ore al giorno e si contrae incessantemente pompando il sangue attraverso i vasi sanguigni ed assicurando così a tutte le nostre cellule il loro elemento vitale: l’ossigeno.
Poco più grande del pugno di una mano, pompa circa 8-9.000 litri di sangue al giorno. Il suo lavoro è continuo ma variabile, ossia pompa di più quando facciamo uno sforzo, rallenta quando ci rilassiamo, ma è sempre pronto a supportarci al meglio in ogni istante della nostra vita.
È un alleato unico che vale davvero la pena salvaguardare. E anche se stiamo bene dobbiamo sempre assicurarne un’adeguata “protezione”.

Quando è importante non abbassare i livelli di guardia.

La ricerca dei fattori di rischio cardiovascolare e del diabete, attraverso valutazioni cliniche e laboratoristiche, consente di scoprire persone ad alto rischio di malattia cardiovascolare, e di attuare rimedi, farmacologici e non, che sono in grado di prevenire, ridurre e minimizzare tale rischio. Tuttavia è importante sapere che mentre i soggetti ad alto rischio per fortuna non sono così tanti, il maggior numero di infarti e di Ictus si verifica nelle persone a rischio moderato o basso (che magari consultano anche poco il Medico) che numericamente sono molte di più. L’esempio più evidente è quello delle donne, che proprio per il fatto di essere donne hanno un rischio minore di sviluppare una malattia cardiovascolare, ma – essendo più numerose dei maschi – fanno registrare un numero elevato di malattie cardiovascolari, soprattutto dopo la menopausa. Rilevare quindi il proprio indice di rischio cardiovascolare è un elemento molto utile ed è il primo
atto di una corretta prevenzione. Infatti conoscere adeguatamente la propria situazione consente di indirizzare al meglio le scelte di vita che più garantiscono protezione contro le malattie cardiovascolari, e se magari si scopre di avere un rischio elevato si ha un buon motivo per consultare il proprio Medico!

I rischi per il cuore: conoscerli per evitarli

I fattori di rischio cardiovascolare sono quelle condizioni che aumentano la probabilità di sviluppare una malattia del sistema cardiocircolatorio e di andare incontro a un evento grave, come un infarto o un Ictus. Alcuni fattori (età, sesso, e familiarità) non sono modificabili perché indipendenti dalla nostra volontà.
Devono essere comunque tenuti in considerazione quando si definisce il proprio livello di guardia.
Perciò dovremo essere consapevoli che:
con l’età il nostro rischio cardiovascolare aumenta progressivamente; 
gli uomini sono in generale più a rischio ad ogni età, mentre le donne devono
prestare particolare attenzione dopo la menopausa;
se abbiamo familiari di primo grado (genitore, sorella, fratello) che hanno avuto eventi cardiovascolari in età giovane (meno di 55 anni se uomini e di 65 se donne) abbiamo una probabilità maggiore di insorgenza della malattia.

Vi sono poi fattori “modificabili” che possono cioè essere reversibili: rivedendo i nostri comportamenti possiamo ridurli o rimuoverli, contribuendo così a prevenire  le malattie cardiovascolari. Possiamo decidere di smettere di fumare, possiamo controllare il nostro peso, la nostra pressione arteriosa, la colesterolemia, l’eventuale condizione di diabete etc. Ciascuno di questi fattori contribuisce ad aumentare il rischio cardiovascolare. Pertanto una persona che presenta contemporaneamente più di un fattore di rischio ha una probabilità maggiore di malattia cardiocircolatoria
che è più elevata della semplice somma dei singoli fattori di rischio. Nella valutazione del proprio rischio cardiovascolare si dovrà tenere presente, quindi, non solo il livello di un singolo fattore di rischio (colesterolo o pressione arteriosa) ma anche la concomitanza di più fattori. Per fare un esempio, un soggetto con un valore non particolarmente alto di colesterolo e quindi di per sé non preoccupante potrebbe invece avere un rischio cardiovascolare se fosse un fumatore ed avesse anche un valore di pressione un po’ più alto della norma. I fattori di rischio purtroppo
sono frequentemente compresenti anche perché sono spesso correlati tra di loro:
gli errori alimentari, ad esempio, contribuiscono al sovrappeso, all'aumento del colesterolo e dei trigliceridi, all'ipertensione, al diabete e così via.

Correggendo le proprie abitudini alimentari e migliorando il proprio stile di vita, è possibile intervenire contemporaneamente su più di un fattore di rischio.

FUMO
Il fumo è una pessima abitudine alla quale si deve necessariamente rinunciare per la buona salute del sistema cardiocircolatorio e di tutto l’organismo. Non è mai troppo tardi per smettere. Infatti in chi smette di fumare la quota di rischio di malattia cardiovascolare dovuto al fumo si dimezza dopo 1 anno e scompare completamente entro qualche anno. Ciò non si verifica per i tumori,
il cui rischio purtroppo permane per tutta la vita.
I fumatori devono sapere che il rischio cresce con il numero di sigarette fumate: ogni sigaretta in più è un passo in avanti verso livelli di rischio più alti.

DIABETE
Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) e dovuta a un’alterata quantità o funzione dell’insulina. Se non viene tempestivamente e correttamente curato, il diabete favorisce l’indurimento delle arterie (aterosclerosi), l’ipertensione e l’ipercolesterolemia e riduce il livello del colesterolo-HDL,
incrementando il rischio cardiovascolare.

I Medici fanno diagnosi di diabete:
a. quando la glicemia misurata a digiuno almeno due volte a distanza di una settimana è uguale o superiore a 126 mg/dl;

b. oppure quando si riscontra un valore di glicemia “casuale”, cioè misurata in qualunque momento della giornata, maggiore o uguale a 200 mg/dl esi associano sintomi di diabete quali la necessità di urinare spesso (poliuria), un’eccessiva sensazione di sete (polidipsia) ed una perdita di peso inspiegabile;

c. oppure quando viene effettuato un esame di laboratorio (curva da carico o OGTT), e la glicemia risulta maggiore di 200 mg/dl 2 ore dopo la somministrazione per bocca di 75 grammi di glucosio;

d. Emoglobina glicata (HbA1c) pari o superiore a 6,5%.

Vi sono anche delle condizioni che indicano un elevato rischio di sviluppare il diabete che spesso si associano a sovrappeso, alterazione dei grassi del sangue (dislipidemia) o ipertensione e si accompagnano a un maggior rischio di eventi cardiovascolari:

1. Alterata Glicemia a Digiuno (IFG) quando i valori di glicemia a digiuno sono compresi tra 100 e 125 mg/dl;

2. Alterata Tolleranza al Glucosio (IGT) quando la glicemia due ore dopo il carico orale di 75 grammi di glucosio è compresa tra 140 e 200 mg/dl;

3. Emoglobina glicata (HbA1c) compresa tra 5.7 e 6.4%.

Il diabete di tipo 2, noto anche come “diabete dell’età adulta”, è la forma più diffusa della malattia (circa il 90% di tutti i diabetici). Compare, di norma, oltre i 35 – 40 anni ed è caratterizzato da valori anormalmente elevati di zucchero (glucosio) nel sangue (iperglicemia). Il diabete di tipo 2 è una condizione strettamente correlata a predisposizione genetica, e spesso si manifesta in più persone di una stessa famiglia; tuttavia esistono numerosi fattori che favoriscono l’insorgenza del diabete e che non sono dipendenti dalla trasmissione genetica: l’obesità o il sovrappeso, soprattutto a carico del grasso addominale, la sedentarietà ed un’alimentazione troppo ricca in grassi e povera in fibre naturali sono i principali elementi che provocano l’insorgenza della malattia in soggetti predisposti.

Anche quando l’iperglicemia è già presente, generalmente le persone non avvertono importanti sintomi fisici, e può quindi capitare che il diabete non venga diagnosticato. Non conoscere la diagnosi e quindi non sottoporsi alle cure necessarie, vuol dire andare incontro a gravi conseguenze per la salute in particolare a livello del cuore e di tutto il sistema circolatorio, del cervello, degli occhi e dei reni. Fare “prevenzione” nei confronti del diabete di tipo 2 significa riuscire ad individuare i soggetti che hanno maggiore probabilità di sviluppare questa malattia quando hanno ancora la glicemia normale ma presentano stili di vita ed abitudini alimentari scorrette su cui è possibile intervenire per ridurre il rischio di andare incontro al diabete.

Colesterolemia
Il colesterolo è una sostanza fondamentale per l’organismo ed è presente in tutte le cellule di organi e tessuti. Viene prodotto in gran parte dal fegato ma può anche essere introdotto con l’alimentazione. Viene trasportato dal fegato alle varie cellule attraverso il sangue, grazie all'aiuto di alcune sostanze dette LDL che però, qualora in eccesso tendono a depositarsi nelle pareti dei vasi sanguigni dove possono formare delle vere e proprie placche che ostruiscono il flusso sanguigno. Se, a seguito di questi ostacoli alla circolazione (per fenomeni di trombosi se la placca chiude il lume di un’arteria o di embolia se un pezzetto di placca si stacca e va a creare un’ostruzione a distanza), il cuore, il cervello e gli altri organi non ricevano un adeguato apporto di ossigeno si verificano danni molto gravi tra cui l’infarto e l’Ictus.
È importante quindi verificare che il colesterolo non raggiunga mai livelli troppo elevati (ipercolesterolemia). I valori desiderabili di colesterolo sono:

- colesterolo totale fino a 200 mg/dl;
- colesterolo “cattivo” (LDL) fino a 100 mg/dl;
- colesterolo “buono” (HDL) non inferiore a 50 mg/dl.


I livelli di HDL non devono essere al di sotto del valore indicato perché queste sostanze svolgono un’importante azione protettiva: rimuovono il colesterolo in eccesso dai tessuti. I livelli ematici di colesterolo possono essere misurati facilmente con l’esame del sangue. Per calcolare la quantità di colesterolo “cattivo” bisogna sottrarre al valore del colesterolo totale il valore del colesterolo-HDL ed ancora un quinto del valore dei trigliceridi.

Trigliceridemia
Un’altra forma di grasso presente nel sangue è rappresentata dai trigliceridi, che sono un’importante fonte di energia per l’organismo.
Quando la dieta contiene troppi grassi, carboidrati (zucchero, pane, pasta) o alcol, i livelli ematici di trigliceridi aumentano e anche se non favoriscono direttamente la formazione della placca aterosclerotica, elevati valori sono spesso associati a elevati valori di colesterolo-LDL e a bassi livelli di colesterolo-HDL e ad altre malattie quali il diabete e l’obesità.
Per questo è importante mantenerli a valori “desiderabili” e cioè inferiori a 150 mg/dl.

Pressione arteriosa
All'interno del sistema cardiocircolatorio (cuore e vasi sanguigni) il sangue circola con un determinato valore di pressione arteriosa che varia normalmente in funzione di diversi fattori (sforzi fisici, emozioni, temperatura, riposo, ecc.) o a causa di alcune malattie.
La pressione del sangue può essere facilmente misurata con uno strumento chiamato sfigmomanometro che consente di rilevare due valori di riferimento:
la pressione “massima” (sistolica) che si ha quando il cuore si contrae e “pompa” il sangue nelle arterie e la pressione “minima” (diastolica), che si ha quando il cuore è rilassato tra una contrazione e l’altra.

È noto che la pressione “massima” (sistolica) tende ad aumentare con l’età a causa di stili di vita non corretti: ciò provoca l’irrigidimento delle pareti dei vasi arteriosi e non è quindi una buona cosa avere la pressione alta, anche in età avanzata. Per questo i Medici vogliono curarla anche se qualcuno pensa che sia “normale”.
Non dimentichiamo però che errati stili di vita possono causare aumento della pressione arteriosa anche tra le persone giovani.
Così come il colesterolo alto, l’ipertensione non dà sintomi ma è importante tenerla sotto controllo ad ogni età perché elevati livelli pressori affaticano il cuore fino a causarne anche un aumento delle dimensioni a cui però corrisponde
una riduzione dell’efficienza. La pressione elevata favorisce inoltre la formazione Si considera “desiderabile” una pressione che non supera i 120 mmHg per la massima e gli 80 mmHg per la minima.

Si parla di ipertensione quando i valori superano rispettivamente i 140 mmHg di massima ed i 90 mmHg di minima. La pressione alta dà anche altri problemi di salute, meno eclatanti di un Ictus ma altrettanto importanti quali il deterioramento della funzionalità renale e delle facoltà mentali.
Per tenere sotto controllo la pressione arteriosa è importante:
limitare il consumo del sale. Ridurre il consumo quotidiano di sale di circa 5g al giorno può abbassare la pressione massima fino a 8 mmHg e la minima fino a 4 mmHg. Per le esigenze del nostro organismo, è sufficiente la quantità di sale già contenuta naturalmente negli alimenti; mangiare molta frutta e verdura, ricche di sostanze molto importanti per l’organismo e che aiutano tra l’altro a mantenere bassa la pressione;
mangiare meno e comunque ridurre il sovrappeso;
non fumare;
moderare il consumo di caffè;
praticare regolarmente attività fisica;
un’attività fisica di moderata intensità (bastano 30 minuti di cammino a passo svelto al giorno) aiuta a mantenere la pressione arteriosa a livello favorevole;
La pressione alta va sempre controllata con regolarità e curata con costanza seguendo i consigli del Farmacista e del Medico.

Sovrappeso e Obesità 
L’eccesso di grasso è nemico accertato della salute in generale e di quella cardiovascolare in particolare. L’incremento di peso aumenta infatti il lavoro che il cuore deve fare per pompare il sangue a tutto il corpo e influenza negativamente, in modi diversi, tutti gli altri fattori di rischio:
diabete, ipertensione, aumento dei grassi del sangue, ecc.

Per valutare l’eventuale eccesso di peso comunemente si usa l’Indice di Massa Corporea (IMC) noto anche con il termine inglese di BMI (Body Mass Index).
L’obesità è definita come la presenza di un eccesso di grasso corporeo in relazione alla massa magra (ossia ai muscoli), sia in termini di quantità assoluta (come risulta dal calcolo dell’IMC) sia di distribuzione del grasso in punti precisi del corpo, come risulta dalla misurazione della circonferenza addominale.
è a rischio il soggetto maschio con circonferenza addominale tra 94 e 101 cm (80-87 per le donne) ed esprime un rischio molto elevato un valore superiore a 102 cm nel maschio e 88 cm nella donna.
Ricordate: alimentazione sana ed attività fisica sono le chiavi non solo per perdere peso ma principalmente per ridurre il proprio rischio cardiovascolare.

Sedentarietà
La sedentarietà aumenta il rischio di sviluppare non solo una malattia cardiovascolare, ma anche il diabete ed alcuni tipi di tumori. Svolgere attività fisica anche a livello moderato, ma in modo continuato nel tempo, comporta un importante miglioramento nel benessere generale della persona, con molti benefici per la salute. L’esercizio non deve essere però né troppo blando né
eccessivo, altrimenti potrebbe rivelarsi inutile, se non addirittura dannoso. 

Consigli utili per la salute del cuore
Seguire le indicazioni del Medico nel trattamento dell’ipertensione arteriosa, del diabete, delle dislipidemie ove presenti
Ridurre il peso in eccesso
Praticare con regolarità attività fisica nel tempo libero, specie se si ha un’attività di lavoro sedentaria
Seguire un regime alimentare sano, ossia:
pochi grassi saturi (carni, burro, salumi);
regolare consumo di pesce;
uso di carboidrati “complessi” (ad es. legumi, pane integrale);
frutta e verdura fresche (cinque porzioni al giorno);
poco o nulla sale aggiunto agli alimenti; evitare cibi conservati salati;
moderate quantità di vino ai pasti;
limitare l’assunzione di bevande zuccherate fonte di zuccheri semplici e calorie.